The work
Go Max Go è la biografia romanzata del sassofonista Massimo Urbani, il ŽCharlie ParkerŽ della storia del jazz italiano, scomparso, come il suo maestro, a soli trentasei anni, per overdose. Intorno allŽesistenza di questo enfant prodige – a quattordici anni Urbani è già un musicista professionista – si ricompone un affresco storico del fermento musicale di quegli anni in Italia, si racconta lŽintreccio dellŽavanguardia jazz con le vicende politiche e culturali degli anni Settanta e lŽevoluzione di questo genere nel nostro Paese, fino agli inizi degli anni Novanta. Urbani, isolato negli ultimi anni della sua vita a causa dei suoi problemi di tossicodipendenza, è il ritratto dellŽartista che brucia le tappe e dissipa le proprie energie sotto la suggestione di una possessione fisica e spirituale, intensa e totemica, dove il medium della musica non è soltanto percezione, ma anche oscuro presentimento della propria breve apparizione nel mondo. Nella narrazione si inseriscono le figure di alcuni tra i più importanti protagonisti del panorama jazzistico che hanno lavorato con Massimo Urbani e che con lui sono cresciuti: tra questi Enrico Rava, Paolo Fresu, Roberto Gatto, Enrico Pieranunzi, senza dimenticare i mostri sacri del jazz dŽoltre oceano che compresero la grandezza di Urbani. «Anche se piccolo, Massimo non avrebbe aspettato tempi biblici per buttarsi nella mischia. Sentiva di essere pronto, di essersi esercitato abbastanza: ora aveva solo lŽurgenza di iniziare a confrontarsi. Aveva intuito che il piacere della musica, per lui, era farla, rinnovarla ogni volta improvvisandola, affinché non fosse mai uguale a se stessa. Voleva suonare come suonavano i veri musicisti jazz, che ora ascoltava comprendendone istintivamente lŽantica e insopprimibile pulsione, con i quali dialogava mettendo in gioco ogni poro del suo corpo.»
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