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Severe ludere

uso e funzione dellŽastrogalo nelle pratiche ludiche e divinatorie del mondo greco

17,00 € Severe ludere
ID Code 978-88-8374-076-9
Author/s Federica Doria
Publisher Edizioni AV
Edition 2012
Pages 144 (illustrated)
Size 15 x 21 cm
Bookbinding Stitched paperback binding
Series Dissonanze
Genre History, biographies, heraldry, archaeology and prehistory
Format Paper
Introduction Federica Doria
Release language Italian

The work

Uno dei principali meriti di Federica Doria consiste nellŽaver scelto come oggetto della sua tesi di dottorato, che esce ora nella collana Dissonanze, un argomento tanto avvincente quanto poco studiato: lŽuso e la funzione dellŽastragalo nelle pratiche ludiche e divinatorie del mondo greco. Partendo dalle differenti tradizioni sullŽinvenzione del gioco degli astragali e dal rapporto tra questi e i dadi, lŽA. analizza la documentazione letteraria e archeologica sui vari tipi di giochi e sui protagonisti di ciascuno di essi – i bambini e le donne erano ammessi ai giochi della tropa, dellŽomilla e della pentalitha, ai maschi adulti erano riservati i più complessi artiazein e, soprattutto, la pleistobolinda –, per soffermarsi poi sulla funzione e sulle valenze del gioco. Gli aliossi vengono dunque esaminati come proiezione simbolica della tyche nel suo duplice aspetto di Fortuna/Sfortuna, come prefigurazione della morte improvvisa e/o rematura dei giocatori, infine come dedica in contesti santuariali (nel Didymaion di Mileto, nellŽHeraion di Samo, e anche sullŽacropoli di Atene) e anche come offerta funeraria: esemplare il caso di Locri dove alcune tombe hanno restituito circa mille astragali ciascuna. Da questo particolare punto di osservazione Federica Doria esamina alcuni celebri casi di astragalizontes: le due Niobidi sul pinax monocromo di Ercolano, i due figli di Medea in una pittura della Casa dei Dioscuri a Pompei ed Elena che, secondo la testimonianza di Efestione, contravvenendo alle regole che vietavano alle donne lŽuso degli astragali, si sarebbe giocata con Paride, vincendo, il nome da dare alla figlioletta, morta poi a Troia. In tutti questi casi il gioco prefigura la tragica fine dei protagonisti. A questa stessa chiave ermeneutica ricorre lŽA. nellŽanalizzare il più celebre degli astragalizontes dellŽarte figurativa greca: Achille e Aiace intenti a giocare sullŽanfora del Vaticano di Exechias, vero mostro sacro della ceramica attica, oggetto finora di particolare attenzione da parte degli archeologi per la sua indiscussa altissima qualità pittorica, per lŽassenza di corrispondenza di questa scena nella documentazione letteraria conservata e per lŽalto numero di attestazioni concentrate in un ristretto arco di tempo. Ci si è dedicati alla ricerca del modello perduto, letterario o artistico, si è ipotizzata la sua dipendenza da un gruppo scultoreo dellŽacropoli di Atene e si è cercato di interpretare la scena in chiave simbolica come testimonianza di una opposizione a Pisistrato, o, al contrario, come espressione della propaganda dei Pisistratidi. Molti di questi approcci sono fondati su buoni argomenti e meritano attenta considerazione, ma, a conferma di un celebre detto di A. Einstein secondo cui Žè la teoria che determina ciò che osserviamoŽ era finora sfuggito allŽattenzione degli osservatori proprio il soggetto raffigurato, il gioco a dadi o ad astragali. LŽanalisi di Federica Doria rimedia a questa mancanza, individuando sia la forte valenza funeraria dellŽimmagine, non per nulla in gran parte ornamento di vasi presenti in tombe, che quella paideutica, con la vittoria, tra i due eroi, non solo del più forte, ma anche di quello amato dagli dei e dalla tyche, che gli concederanno la bella morte. (Simonetta Angiolillo)

Severe ludere

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