| Codice ID | 978-88-8467-374-9 |
|---|---|
| Autore/i |
Barbara Cadeddu et al. |
| Editore | Cuec Editrice |
| Edizione | 2007 |
| Pagine | 220 (illustrato) |
| Formato | 21 x 26 cm |
| Rilegatura | Brossura e cucitura filo refe |
| Collana | Quaderni del laboratorio di architettura |
| Genere | Scienza e tecnica |
| Supporto | Cartaceo |
| Introduzione | Carme Fiol Costa |
| Lingua di pubblicazione | Italiano |
L'operaUn progetto formativo, per essere un buon progetto, deve possedere una struttura in base alla quale possa essere comunicato, discusso, valutato e costantemente modificato; con il quale, soprattutto, il destinatario possa interagire attivamente, compartecipare alla sua costruzione e decostruzione. Durante questi ultimi cinque anni, nel tentativo di focalizzare il problema della formazione per il progetto, -o più direttamente, il problema del progetto di architettura nella contemporaneità- sono affiorati, nella nostra esperienza, molti spunti di riflessione critica che attraversano il momento didattico più specificatamente coinvolto nelle inquietudini teoriche (la didattica del Corso), e la sperimentazione delle strategie progettuali (la didattica del Laboratorio di progettazione). L´occasione di questo step spinge dunque a commentare i programmi, a rendere esplicite le conferme e le consequenzialità che non compaiono facilmente dalla visione frammentata offerta dalle singole esperienze trascritte nei diversi quaderni. [Agli studenti] è stato ri-proposto come fondamento iniziale di questi ciclo didattico, il binomio ARCHITETTURA-CITTÀ: sostenere teoricamente e sviluppare strategicamente questo assioma potrebbe sembrare il cemento unificante dei diversi corsi e laboratori che si sono succeduti in questi anni. In realtà, si è trattato di esplorarne la problematicità perché, una volta scisso nei suoi termini costitutivi, -architettura da una parte, città dall´altra- la sua funzione assiomatica, il nocciolo di certezze da cui derivare la teorizzazione e la pratica del progetto, sfuma rapidamente per diventare non più un presupposto originario, ma una aspirazione problematica per una faticosa -se non inutile o impossibile- [ri]conquista. E pur tuttavia da questo intreccio fra architettura e città, origine o fine, presupposto o obiettivo, derivano in gran parte le strategie esplorate- nel corso e nel laboratorio- per il progetto contemporaneo; e dunque vale la pena di riesaminarne i fondamenti e il senso compiuto. |