The work
Alenu Že radichinas, così pervaso dal respiro di una totalità umana e poetica, sembra scritto oggi, e invece quasi quindici anni ci separano dalla stesura di questi canti in lingua nuorese che, scandendo il fluire del tempo, danno voce a sentimenti e valori che stenterebbero a trovare espressione compiuta nella lingua dotta nazionale. Il nuorese di Lucia Pinna, prima di essere un repertorio di termini variamente combinati, è un mondo folto e brulicante di grazia, di passioni e di sacralità. Lucia Pinna ha resistito a lungo allŽassedio affettuoso e premuroso di parenti e amici che, presi dallŽincanto di quella "brage viva" tenuta a lungo sotto la cenere, ne sollecitavano la pubblicazione: ha ceduto solo quando ha avuto il sopravvento la sua natura generosa che la porta ad aprirsi agli altri con lucidissimo affetto. Resta la vaghezza poetica di quella "ritenzione" o sospensione del tempo, in cui sembra consumarsi la sofferenza dellŽautrice per il distacco dalle sue "spighe diventate pane". Il senso del libro è racchiuso nelle titolazioni dei tre gruppi in cui sono stati articolati i componimenti: Limbazu Že sŽanima, Oriolos, Sa paragula sono sintesi di unŽintelligenza poetica che sŽinnalza dal genius loci per aprirsi alla pluralità. E Giovanni Dettoti, traduttore e curatore della splendida trasposizione in italiano dellŽintero testo, ha "provocato" e sperimentato sul campo queste aperture, con esiti di alto valore poetico. Alunno di Lucia Pinna nel Liceo nuorese, Giovanni Dettoti ama dire che la sua fortunata vicenda letteraria ha preso lŽavvio da quellŽalto insegnamento. Questo libro vuole celebrare anche la felice fusione degli orizzonti umani e culturali dei due poeti, il cui canto sembra distendersi come un ponte fra il passato e il domani di una verace nuoresità.
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