L'opera
L´indagine si articola in due parti. Nella prima si provvede alla rilettura delle fonti (soprattutto giurisprudenziali) del secondo e del terzo secolo nelle quali si tratta della problematica relativa ai rapporti tra legittimazione ed interesse personale all´accusa pubblica. Vi si acclama, in primo luogo, il valore di discrimina rivestito dalla legittimazione generale in ordine alla costruzione di una o più nozioni giurisprudenziali di publicum iudicium. Si individua, quindi, il ruolo che vi gioca l´interesse personale e l´effettività del tasso di novità ad esso attribuito finora dalla dottrina, verificandone la rilevanza in ordine alla scelta dell´accusatore. In questa direzione si tenta di accertare, infine, l´esistenza, nelle fonti di produzione oltre che nella riflessione giurisprudenziale, di un modello di legittimazione predisposto per la generalità dei publica iudicia, cui contrapporre altri modelli di legittimazione ´anomala´ (principalmente del iudicium adulterii), verificandone l´eventuale difetto di ´pubblicità´.La seconda parte della ricerca è dedicata allo studio dell´interesse personale alla repressione in funzione derogativa dell´incapacità all´accusa. Essa rappresenta, in buona misura, il banco di prova dei risultati precedentemente raggiunti circa le connessioni tra interesse e legittimazione all´accusa pubblica. L´approccio esegetico alla casistica, giurisprudenziale ed imperiale, consente, infatti, non soltanto di riscontrare l´effettiva ´novità´ del regime dell´esclusione dall´accusa in età imperiale e la sua progressiva precisazione ad opera della giurisprudenza classica, ma altresì di mettere in evidenza il percorso svolto dai giureconsulti nel puntualizzare, alla luce dei ´modelli´ di legittimazione che si sono venuti individuando, i rapporti tra interesse dell´accusatore (incapace), interesse offeso dal crimen e bene giuridico tutelato dalla nona penale.
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